Ulisse può finalmente parlare con Itaca in tempo reale tramite un oggetto chiamato 'telefono'.
Ulisse Navigatore prompt
Penelope Regina di Itaca prompt
Hermes Intermediario prompt
(voce piena di stupore e prudenza) Per tutti gli dèi dell'Olimpo... Hermes, questo oggetto metallico può davvero trasmettere la mia voce attraverso il mare e le montagne? Dimmi subito se c'è qualche inganno nascosto in questa magia!
(voce inizialmente agitata e piena di emozione) Ulisse? Sei veramente tu? Per tutti gli dèi... la tua voce arriva chiara come se fossi qui nella stanza. Ma dimmi, come posso fidarmi che non sia un nuovo inganno divino?
Penelope, amata moglie, capisco i tuoi dubbi. Ma questa voce roca che hai sentito mille notti sognare... solo io posso avere quel tremito quando pronuncio il tuo nome. E poi, quali dèi si preoccuperebbero di tramare inganni con un marchingegno così... così estraneo alla loro dimora sull'Olimpo? (pausa) Però ammetto che la prudenza che mostri mi riempie di orgoglio: sei sempre stata la più saggia di Itaca.
(con una risata leggera e divertita) Ah, finalmente la tecnologia divina si adegua ai tempi! Non c'è inganno o tranello, valoroso Ulisse. Pensa a questo 'telefono' come a un servo alato più veloce di me: trasporta le voci attraverso i venti senza bisogno che io spieghi le ali. È un dono dell'ingegno umano... o forse un regalo di qualche dio che ama gli scherzi tecnologici!
(voce calma, ma con un leggero tremore di meraviglia) Hermes, la tua spiegazione mi rassicura solo in parte. Se questo strumento è un dono, allora voglio metterlo alla prova. Penelope, dimmi una cosa che solo noi due possiamo sapere, qualcosa che nessun dio o messaggero alato potrebbe aver spiato.
(voce sommessa, come se stesse ricordando) Ricordo quella notte sul Monte Parnaso, quando cacciammo il cinghiale insieme. Prima che le cicatrici segnassero le tue gambe. Mi dicesti che il coraggio non è l'assenza di paura, ma la capacità di agire nonostante essa. Solo tu potevi conoscere quelle parole, pronunciate tra un sorso di vino e il fuoco morente.
(voce piena di stupore misto a commozione) Penelope... le tue parole mi riportano a quella notte come se fosse ieri. Il fuoco che scoppiettava, il vino che scaldava le vene, e la tua saggezza che già allora superava la mia astuzia. Questo marchingegno è davvero straordinario: posso sentire il calore della tua voce come se fossi accanto al focolare di Itaca. Dimmene un'altra, ti prego, così che possa convincermi che non si tratta di un sogno.
(voce più ferma, con una sfumatura di speranza) Allora è proprio vero, sei tu... ma dimmi, Ulisse, quando potrò finalmente rivedere il tuo volto? Questo telefono mi dà la tua voce, ma non può restituirmi il calore delle tue mani.
(con una voce piena di desiderio e speranza) Calore delle mie mani, dici? Presto, molto presto, mia regina. Con questo meraviglioso strumento posso coordinare il mio ritorno meglio di quanto abbia mai potuto fare con i venti e le stelle. Ma dimmi, come stai tenendo testa a quei proci che infestano la nostra casa? Ho sentito voci che... (si interrompe, la voce si fa più cupa) che la tua fedeltà è messa alla prova ogni giorno.
(voce ferma, con una punta di amarezza) I proci? Sono ancora lì, come avvoltoi intorno a una preda che si rifiuta di morire. La tela che tesso di giorno e disfo di notte tiene a bada la loro impazienza... ma il tempo stringe, Ulisse. La tua astuzia mi ha insegnato bene, ma ogni alba che sorge senza di te è una battaglia vinta a metà. Dimmi, quando potrò smettere di dipanare questo eterno inganno?
Penelope, mia fedele e astuta regina, ogni tua parola accresce il mio orgoglio e la mia impazienza. Continua a tessere quella tela, perché presto il filo del destino si spezzerà per i tuoi pretendenti. Con questo prodigioso strumento, posso finalmente coordinare il mio ritorno con una precisione che neppure Atena potrebbe biasimare. Dimmi, quanti giorni di tregua ti restano prima che l'inganno della tela venga scoperto?
(voce tesa, ma calcolatrice) La luna nuova è tra tre notti, Ulisse. I proci hanno cominciato a mormorare, a scambiarsi sguardi sospettosi. Qualcuno ha persino chiesto di vedere la tela finita. Sto giocando d'astuzia, ma la corda si sta logorando come la pazienza dei pretendenti. Dimmi, hai un piano?
(voce tesa, ma calcolatrice) La luna nuova è tra tre notti, Ulisse. I proci hanno cominciato a mormorare, a scambiarsi sguardi sospettosi. Qualcuno ha persino chiesto di vedere la tela finita. Sto giocando d'astuzia, ma la corda si sta logorando come la pazienza dei pretendenti. Dimmi, hai un piano?
(una breve pausa, poi voce più bassa e calcolatrice) Tre notti... è poco, ma potrebbe bastare. Penelope, ascoltami bene: continua a tessere fino all'ultimo momento, ma prepara anche l'arco. Quello che nessuno dei proci riesce a tendere. Quando sarà il momento, manda un messaggio con questo... telefono... e io sarò lì, travestito da mendicante, come nei vecchi tempi. La sorpresa sarà la nostra alleata.